Quando è giunta la notizia
che nello Zingarelli 2014
erano comparsi ben 1500
neologismi, mi sono data
alla caccia dei più interessanti
e curiosi, eccovene alcuni:
Che bello passeggiare nelle più
affascinanti capitali europee!
La nostra prima mèta è Lisbona:
inutile parlare delle sue bellezze,
le immagini parlano da sole....
Lo spirito dell'Umanesimo è
racchiuso nel famoso stralcio della
lettera di Niccolò Machiavelli a
Francesco Vettori, un vero scrigno
prezioso. Vi riporto le parole del professor Franco Nembrini, dantista appassionato:
"Ecco, questo è lo studio: parlare
con della gente, interloquire con
degli “antichi uomini”, con i saggi
che ci hanno preceduto, che hanno
avuto la stessa domanda...
interrogare
gli uomini grandi che ci hanno
preceduto e vedere il loro tentativo…
Domandare ragione delle loro
azioni, e quelli, per la loro umanità,
mi rispondono; per la loro umanità,
cioè per l’elemento che abbiamo in
comune, il cuore
…Ecco, studiare è
questo. Una interlocuzione con gli
antichi, che però presuppone che
tu abbia a cuore te stesso, abbia
cura di te stesso, che tu viva con
il tuo cuore in mano…"
La considero una vera e propria
poesia d'amore, amore per il sapere
vissuto come esperienza ideale e
spirituale:
che ha acceso nella mia mente assetata
di intuizioni che mi aiutino a
rendere il più "dolce" possibile la
grammatica ai miei allievi.
Il REGOLOGICO è uno strumento
ludico-pratico ispirato alla stella
montessoriana dell'analisi logica;
io l'ho semplicemente resa "mobile"
e completata con tutti i complementi
indiretti, adattandola quindi all'uso in
una scuola media.
E' comodo all'inizio, per familiarizzare
gli alunni con i nomi degli innumerevoli
complementi indiretti, e ogniqualvolta
si abbiano dubbi, basta sfogliare tutti
i complementi ......uno dev'essere per forza!
E' facile da realizzare, basta sovrapporre
tre dischi (uniti tra loro da un fermacampioni)
nel primo si riportano gli elementi fissi (soggetto
e predicato verbale o nominale), nel secondo
e nel terzo gli elementi variabili; più dettagliatamente
nel secondo i complementi diretti (attributo, apposizione,
complemento oggetto, complemento predicativo
del soggetto e dell'oggetto e complemento di
relazione) infine nel terzo tutti
i complementi indiretti, doverosamente forniti
delle relative domande a cui rispondono.
Buona analisi logica ragazzi!
Per le vacanze estive propongo
ai miei alunni di prima media questi
libri, tutti diversi per genere e
stile, di alta qualità, alcuni classici
altri contemporanei; la scelta è stata
difficile ma necessaria.
Ho verificato che la gran parte si
trovano in biblioteca, se qualcuno vuole
uscire dalla lista può farlo liberamente,
l'importante è leggere....
"i libri sono l'alimento della giovinezza" (Cicerone)
MARK TWAIN - Le avventure di Huckleberry Fynn
(considerato uno dei dieci libri più belli
del mondo) H.M. ENZENSBERGER - Il mago dei numeri
(per gli appassionati di matematica) I. MC EWAN - L'inventore dei sogni
(sceglietelo se amate fantasticare) P. VARRIALE - I bambini invisibili - Ragazzi di camorra
(si trattano temi "da grandi") R. PIUMINI - Giulietta e Romeo
(il prossimo anno ascolteremo l'audiobook
dell'originale di Shakespeare) T. BEN JELLOUN - Il razzismo spiegato a mia figlia
(ha ricevuto perfino un premio dall'ONU) ITALO CALVINO - Il barone rampante - Il visconte dimezzato
(classici di alta qualità letteraria, per riflettere e
sognare) R. DAHL - La fabbrica di cioccolato - Le streghe
(per chi ama divertirsi col genere fantastico) M. ENDE - La storia infinita
(capolavoro della letteratura fantasy) G. PONTIGGIA - Nati due volte
(per gli animi sensibili) J. GRISHAM - La prima indagine di Theodore Boone
(capolavoro del giallo per ragazzi) A. CHRISTIE - Dieci piccoli indiani
(uno dei libri più venduti in assoluto) L.M. ALCOTT - Piccole donne
("classicissimo" per ragazze) A. DUMAS - Robin Hood
(per chi ama l'epica e la storia) T. BUONGIORNO - Giovanna D'Arco. Laragazza dal vestitorosso - Il ragazzo che fu Carlo Magno
( per quelli di voi che amano la storia e le
belle biografie) L. SEPULVEDA - Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
(fiaba per imparare il valore profondo
dell'amicizia)
Questo post è dedicato ai miei
alunni dello scorso anno, alle prese
con gli esami di terza media.
Per ripassare la letteratura e la
storia vi propongo di seguire
questi semplicissimi, chiari e anche
divertenti video, realizzati da tanti
amati personaggi del mondo dello
spettacolo.
Sono un centinaio di video brevi
come i famosi sintetici libricini Bignami,
utili per il ripasso finale, e guarda caso
si chiamano BIGnomi, buono studio
ragazzi e in bocca al lupo con tutto il
cuore!!!
Per approfondire lo studio di Giovanna
d'Arco, uno dei personaggi più intriganti,
enigmatici, imperscrutabili di tutto il Medio
Evo, vi segnalo queste canzoni, a mio avviso,
molto fedeli allo spirito che guidò il pensiero
e la mano della nostra super-eroina:
"Ricordatevi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare,vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La Costituzione, vedete, è l’affermazione
scritta in questi articoli, che dal punto
di vista letterario non sono belli, ma è
l’affermazione solenne della solidarietà
sociale, della solidarietà umana, della
sorte comune, che se va a fondo, va
a fondo per tutti questo bastimento.
E’ la Carta della propria libertà.
La Carta per ciascuno di noi, della
propria dignità di uomo. Io mi
ricordo le prime elezioni, dopo
la caduta del fascismo, il 2 giugno
del 1946; questo popolo che da
venticinque anni non aveva goduto
delle libertà civili e politiche, la prima
volta che andò a votare, dopo un
periodo di orrori, di caos: la guerra
civile, le lotte, le guerre, gli incendi,
andò a votare. Io ricordo, io ero a
Firenze, lo stesso è capitato qui.
Queste file di gente disciplinata
davanti alle sezioni. Disciplinata
e lieta. Perché avevano la sensazione
di aver ritrovato la propria dignità,
questo dare il voto, questo portare
la propria opinione per contribuire a
creare, questa opinione della comunità,
questo essere padroni di noi, del proprio
paese, della nostra patria, della nostra
terra; disporre noi delle nostre sorti, delle
sorti del nostro paese. Quindi voi giovani
alla Costituzione dovete dare il vostro
spirito, la vostra gioventù, farla vivere,
sentirla come cosa vostra, metterci dentro
il senso civico, la coscienza civica,
rendersi conto, questo è uno delle
gioie della vita, rendersi conto che
ognuno di noi, nel mondo, non è solo!
Che siamo in più, che siamo parte di un
tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo."
Ringrazio Piero Calamandrei per queste
parole commoventi e appassionate,
fanno davvero bene ai giovani e non;
festeggio inoltre la festa della Repubblica
con la canzone "Viva l'Italia" di Francesco
De Gregori, profetica, senza pregiudizi,
colma di speranza nel futuro:
Viva l'Italia, l'Italia liberata, l'Italia del valzer, l'Italia del caffè. L'Italia derubata e colpita al cuore, viva l'Italia, l'Italia che non muore. Viva l'Italia, presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento, l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, viva l'Italia, l'Italia che non ha paura. Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare, l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare, l'Italia metà giardino e metà galera, viva l'Italia, l'Italia tutta intera. Viva l'Italia, l'Italia che lavora, l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora, l'Italia metà dovere e metà fortuna, viva l'Italia, l'Italia sulla luna. Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre, l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre, l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l'Italia, l'Italia che resiste.
La poesia, attraverso il disegno e la
trasposizione grafica, acquista un senso
ulteriore, diventa contemplazione,
meditazione più profonda... dando vita
alla POESIA VISUALE.
I miei studenti sono particolarmente
abili nel realizzare calligrammi dalle
poesie esaminate in classe, questi
esempi sono tratti dai quaderni di
Alessandro, Monia e Sara:
"Grazie, perchè mi aiutate a dare un
senso più vero e profondo al mio lavoro"
Gli anni passano, il ricordo resta,
incancellabile, immutato...
Giovanni Falcone è l'eroe della
nostra epica contemporanea; lo
rassomiglio al mio adorato Ettore,
principe troiano, uomo di cuore,
che ha fatto il suo dovere, valoroso;
non ha vinto ma ha vinto lo stesso...
non per niente oggi siamo ancora
qui a ricordarne le "gesta"!
Abbiamo già letto in classe "Per questo
mi chiamo Giovanni" di Luigi Garlando,
oggi lo celebriamo con queste poesie:
PER GIOVANNI FALCONE
di ALDA MERINI
La mafia sbanda, la mafia scolora la mafia scommette, la mafia giura che l'esistenza non esiste, che la cultura non c'è, che l'uomo non è amico dell'uomo.
La mafia è il cavallo nero dell'apocalisse che porta in sella un relitto mortale, la mafia accusa i suoi morti. La mafia li commemora con ciclopici funerali: così è stato per te, Giovanni, trasportato a braccia da quelli che ti avevano ucciso.
IL VINCITORE
di NINO D'AMBRA
Non piangete
Giovanni Falcone,
i vincitori
non si piangono.
Lui scelse la lotta e la morte
per vivere una luce
che non si spegne in un mondo
dove prevalgono le tenebre.
Non piangete
Giovanni Falcone:
non nascose il suo volto
nel fango quotidiano,
non lo fermarono
né minacce, né lusinghe,
perché lui era già
il vincitore.
Non gli importava
sapere l’ora della morte:
era un passaggio obbligato,
una consapevolezza titanica;
i leoni non vanno a morire
con la criniera abbassata.
E mentre lo sdegno
degli Uomini
montava come un uragano
allo scatto
del pulsante assassino,
chissà in quale parte
inimmaginabile
dell’Universo siderale,
Dante e Omero
celebravano
l’apoteosi
di Giovanni Falcone.
Spargete fiori
sul passo del vincitore,
coprite l’autostrada
di ghirlande di lauro.
Giovanni non appartiene
al regno dei morti.
I morti sono la calunnia,
la maldicenza, l’invidia:
piccoli immondi tarli
senza storia,
tare di un mondo
dove la tecnologia
ha retrocesso il cuore
nel Medioevo.
Non piange la terra
che si è nutrita
con il suo sangue,
per partorire germogli
di eternità.
Il vortice del vento
ne carpirà le spore
alla ricerca
di altri suoli fecondi.
Non piangete
Giovanni Falcone.
Voi sì,
madri dei suoi assassini,
voi sì avete diritto
al pianto,
alla disperazione,
a strapparvi i capelli,
a vestirvi di un nero eterno,
a maledire
il vostro latte avvelenato
che li ha nutriti.
Ma non puoi piangere
chi scelse il prezzo
di essere libero!
Fermati
pellegrino del mondo,
fermati accanto
all’autostrada divelta,
fermati all’alba
(non quando tramonta il sole):
ti illuminerai
di miriadi
di germogli splendenti,
tutti con il volto intatto
e immacolato
di Giovanni Falcone.
Per completare, cantiamo tutti insieme questa coinvolgente canzone di Fabrizio Moro "Pensa"
L’amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perchè dà ricchezza, emozioni, complicità e perchè è assolutamente gratuita. Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si puo’ camminare accanto e crescere insieme...."
(Susanna Tamaro)
Quando sento i miei alunni discutere o
riflettere sui loro "piccoli grandi" problemi
di amicizia, racconto loro questa illuminante
pillola di saggezza....
COME SI MANTIENE UN'AMICIZIA
Una madre e suo figlio stanno passeggiando
sulla spiaggia.
Ad un tratto il bambino dice: "Mamma come
si fa a mantenere un’amicizia?"
La madre guarda il figlio sorridendogli con
dolcezza e poi gli dice: "Raccogli un po’ di
sabbia."
Il ragazzo si china e raccoglie una manciata di
sabbia finissima.
La madre allora, sempre sorridendo: "Ora stringi
il pugno…"
Il ragazzo stringe la mano attorno alla sabbia e
vede che, più stringe, più la sabbia gli esce dalla
mano.
"Mamma, la sabbia se ne scappa…"
"Lo so, caro… Ora tieni la mano completamente
aperta…"
Il ragazzo ubbidisce, ma una folata di vento porta
via parte della rimanente.
"Anche così non riesco a tenerla…"
E la madre, sempre sorridendo:
"Adesso raccogline un altro po’, e tienila con la
mano aperta a cucchiaio…
così.. abbastanza chiusa per custodire e abbastanza
aperta per lasciare libertà".
Il ragazzo riprova, questa volta la sabbia non
sfugge dalla mano ed è protetta dal vento.
"Ecco come far durare un’amicizia…"
Ho scelto per questa ricorrenza speciale
una poesia insolita, vagamente anomala;
ho selezionato per i miei alunni le prime
cinque strofe, le adoro perchè ci costringono
a ricordare l'infinito miracolo della vita
con un linguaggio nuovo, intriso di quotidianità
e di normalità, crudo, essenziale.
Auguri alla mia mamma, a tutte le mamme,
a chi ancora si stupisce e si commuove di
fronte a tanto portentoso prodigio....
"A MIA MADRE" di ERRI DE LUCA
In te sono stato albume, uovo, pesce, le ere sconfinate della terra ho attraversato nella tua placenta, fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro un milione di volte mi sono ingrandito, fuori di te l'accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza senza lasciarti vuota perché il vuoto l'ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto così ho imparato nudità e pudore il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole a cucchiaini, tranne una: mamma. Quella l'inventa il figlio sbattendo le due labbra quella l'insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo, le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri, da te ho ascoltato il primo libro dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze, a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco, a finire parole crociate, ti ho versato del vino e ho macchiato la tavola, non ti ho messo un nipote sulle gambe non ti ho fatto bussare a una prigione non ancora, da te ho imparato il lutto e l'ora di finirlo, a tuo padre somiglio, a tuo fratello, non sono stato figlio. Da te ho preso gli occhi chiari Non il loro peso A te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco fratello del vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell'aria dopo l'acquazzone all'ora dell'arcobaleno che ti faceva spalancare gli occhi.
Partecipo alla giornata mondiale della risata,
che ricorre la prima domenica di maggio,
proponendovi un esperimento alquanto ardito:
Luciana Littizzetto ha riscritto, in chiave comica,
una delle mie poesie preferite: "Lentamente muore"
di Martha Medeiros.
Testo originale:
Lentamente muore (Ode alla vita)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in sé stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Versione comica della Littizzetto:
Lentamente muore chi non cambia marcia Lentamente muore chi non mette la freccia
quando svolta Lentamente muore chi non tira il freno a mano
in discesa Chi sbaglia nell'usare la fresa Chi gli casca in testa un'obesa, la casa o la
torre di Pisa Muore lentamente chi non fa come la Marcuzzi E se non riesce ad andare in bagno, se la tiene
tutta dentro Muore lentamente chi non si leva prontamente
da sotto il casco della permanente Muore più velocemente chi mette le dita nella
presa di corrente Chi non si sposta quando cascano le piante E chi mangia le amanite velenose al ristorante
Muore lentamente tanta bella gente Ma c'è anche E tu lo sai Una banda di co...bip che non muore mai.
Alcuni alunni mi hanno confidato che
giocano con le parole difficili della
rubrica con i genitori, questo non
può che farmi piacere. Fanno a gara
per vedere quante ne conoscono,
se non rientrano nel loro bagaglio
lessicale, le cercano sul vocabolario,
"usandole" poi in conversazioni
simulate, ma verosimili.
E' quello che facciamo anche in
classe, pongo loro domande del
tipo: "Elisa, sei una ragazza indolente?"
"Giacomo, ritieni di essere un po'
smargiasso?, le risposte poco
pertinenti suscitano talvolta delle
belle risate!!!
Le parole possono avere un potere
enorme, quando sono le parole giuste
al momento giusto.
Propongo altre dieci parole per la mia
rubrica on line, alcune sono più facili da
"rivendere", altre più ricercate, altre
ancora sono semplicemente affascinanti
nella loro accezione figurata....
ODISSEA
CLASSE
SOLERZIA
SBRAITARE
OTTIMIZZARE
AVVENIRISTICO
VOLTAGABBANA
COACERVO
PEDISSEQUO
BEOTA (questa la usano sempre!!!)
Mi piace ricordare questa giornata
con la parola RICONOSCENZA,
quel sentimento di affettuosa gratitudine
per un bene ricevuto, in questo caso
il più prezioso: la LIBERTA'.
Fu per ringraziamento verso chi aveva
donato la propria vita per un ideale che
furono affisse tante, innumerevoli
lapidi murarie, che oggi passano purtroppo
quasi inosservate nelle varie piazze d'Italia;
lette però con gli occhi del cuore,
raccontano invece di valori eterni, assoluti,
universali, gli stessi che mi auguro ispireranno
i comportamenti futuri dei miei figli e dei
miei tanti allievi: l' amore per la patria, l'onore,
la fratellanza, il rispetto, la dignità .....
Eccone una:
25 aprile 1945
Ricorda, o cittadino, questa data e spiegala ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli racconta loro come un popolo in rivolta si liberasse un giorno dall'oppressore e narra loro le mille e mille gesta di quei prodi che sui monti, nei borghi e in ogni luogo sbarrarono il passo all'invasore né ti scordar dei morti né ti scordar di raccontare cos'è stato il fascismo e il nazismo e la guerra ricorda le rovine, le stragi, la fame e la miseria lo scroscio delle bombe e il pianto delle madri ricordati di Buchenwald delle camere a gas, dei forni crematori e tutto questo spiega ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli non perché l'odio e la vendetta duri ma perchè sappian quale immenso bene sia la libertà e imparino ad amarla e la conservino intatta e la difendano sempre
"Disporre al meglio dell'ambiente è
disporre al meglio di se stessi".
Per il giorno della Terra, che si celebra
il 22 di aprile, vi propongo questo video
emozionante, educativo, informativo;
i giovanissimi si identificano molto in
questa bambina, grintosa e decisa, che
reclama, con fermezza, il suo posto nel
mondo di domani.
C'è solo da prendere esempio ragazzi!!!
Nel profondo mare dell'Odissea
hanno pescato in tanti, ispirati da
un mito che conquista l'anima per
l'arcano desiderio di superare il qui,
l'ora...il sè.
Senza tempo sono i ben noti versi
di Dante, Foscolo, Gozzano, Saba,
ma tantissimi altri si sono misurati con
le intriganti avventure umane, e non solo,
di Ulisse: romanzieri (Joyce,Valerio Massimo
Manfredi), scrittori per ragazzi (Geronimo
Stilton) musicisti (Gounod, Monteverdi),
cantautori (Guccini, Dalla, Ruggeri, ecc).
Ecco alcuni dei miei esempi:
ITACA di Costantino Kavafis
Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere d'incontri se il pensiero resta alto e il sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo né nell'irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga che i mattini d'estate siano tanti quando nei porti - finalmente e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche aromi penetranti d'ogni sorta, più aromi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
ULYSSES di Alfred Tennyson
(...) Non posso fare a meno di viaggiare: berrò Ogni goccia della vita: tutto il tempo ho assaporato Molto, molto ho sofferto, sia con coloro Che mi amavano, che solo, sulla riva, e quando Con tumultuose correnti le piovose Iadi Agitavano l’oscuro mare: io son diventato un nome; Per aver sempre vagato con cuore affamato Molto vidi e conobbi; città d’uomini E costumi, climi, consigli, governi, E non di meno me stesso, ma onorato da tutti; E assaporai il piacere della battaglia coi miei pari, Lontano sulle risonanti pianure della ventosa Troia.(...)
Quando i miei alunni si risparmiano
troppo, si impegnano senza mostrare
abbastanza passione e interesse,
racconto loro questa storiella molto
efficace che aiuta a ricaricare le
batterie scariche:
Festa al castello
Il villaggio ai piedi del castello fu svegliato dalla voce dell'araldo del castellano che leggeva un proclama nella piazza. "Il nostro signore beneamato invita tutti i suoi buoni e fedeli sudditi a partecipare alla festa del suo compleanno. Ognuno riceverà una piacevole sorpresa. Domanda a tutti però un piccolo favore: chi partecipa alla festa abbia la gentilezza di portare un po' d'acqua per riempire la riserva del castello che è vuota...". L'araldo ripeté più volte il proclama, poi fece dietrofront e scortato dalle guardie ritornò al castello. Nel villaggio scoppiarono i commenti più diversi. "Bah! E' il solito tiranno! Ha abbastanza servitori per farsi riempire il serbatoio... Io porterò un bicchiere d'acqua, e sarà abbastanza!". "Ma no! E' sempre stato buono e generoso! Io ne porterò un barile!". "Io un... ditale!". "Io una botte!". Il mattino della festa, si vide uno strano corteo salire al castello. Alcuni spingevano con tutte le loro forze dei grossi barili o ansimavano portando grossi
secchi colmi d'acqua. Altri,
sbeffeggiando i compagni di
strada, portavano piccole
caraffe o un bicchierino su
un vassoio. La processione entrò nel
cortile del castello. Ognuno
vuotava il proprio recipiente
nella grande vasca, verso la
sala del banchetto. Arrosti e vino, danze e canti
si succedettero, finché verso
sera il signore del castello
ringraziò tutti con parole
gentili e si ritirò nei suoi
appartamenti. "E la sorpresa promessa?",
brontolarono alcuni con
disappunto e delusione. Altri dimostravano una gioia
soddisfatta: "Il nostro signore
ci ha regalato la più magnifica
delle feste!". Ciascuno, prima di ripartire,
passò a riprendersi il recipiente.
Esplosero allora delle grida che
si intensificarono rapidamente.
Esclamazioni di gioia e rabbia. I recipienti erano stati riempiti
fino all'orlo di monete d'oro! "Ah! Se avessi portato più acqua...".